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ARCHITETTURA DELLA DEMOCRAZIA
Parlare del mestiere di architetto oggi può essere semplice e altresì difficile. Se siamo in grado di guardare alla sua essenza più autentica, questa è semplice da comprendere: contribuire a costruire lo spazio abitabile per l’uomo. Eppure il mestiere diventa difficile da praticare per il dovere di contribuire. Vale a dire sapersi confrontare, entrare in dialettica, fisica e intellettuale con la realtà. Non possiamo negare il tempo in cui viviamo. Non dobbiamo ad esso uniformarci. Abbiamo il dovere di fare dell’architettura un impegno a servizio dello stare insieme. Come stare insieme? Come rappresentare il senso collettivo della comunità? La necessità dell’oggi è, dal nostro punto di vista, una ricerca tenace della nobiltà della semplicità. Che risiede nella chiarezza delle intenzioni. Per noi, innanzitutto chiarezza della forma e della costruzione. Il che non nega la complessità dell’attualità ma non la riconduce a fondamento del nostro operare. Bisognerà pure interrogarsi su come tornare a riflettere e progettare al di là del risultato come mero fine legato alla contingenza. Perseguiamo un modo di concorrere a costruire l’architettura in omaggio ad un senso condiviso: il rispetto del paesaggio, il valore dello spazio collettivo, l’inclusione versus esclusione, la tutela del patrimonio come memoria ed espressione della vicenda umana. Per noi questa è l’Architettura della Democrazia. Vale a dire, in ultima analisi, necessità e dialettica dello stare insieme.
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